Recensione a cura di Ivana Tomasetti
Un romanzo in cui il lettore si immerge pagina dopo pagina, ricavando il piacere di conoscere sentimenti e pensieri del protagonista durante la sua maturazione di uomo che vive in un ambiente lontano nel tempo. La conoscenza di altri luoghi e di altre esperienze comportano la possibilità di molteplici significati e di diverse chiavi di lettura. Vocaboli latini di lontana memoria ci danno la cura del dettaglio e descrivono le esperienze di esseri umani, simili a noi, nella corsa inconsapevole verso una catastrofe a cui non sapranno far fronte. Un viaggio emozionante che si conclude con la tragedia del 79 d.C., un misto tra realtà ben definita e invenzione che sono le caratteristiche del romanzo storico.

Il tempo è quello tra il regno dell’imperatore Claudio Cesare Augusto e quello di Tito Flavio Vespasiano. L’autrice racconta in una nota di essere rimasta colpita dal ritrovamento in uno scavo di circa trecento corpi e parte da qui per dipanare il suo romanzo che inizia ventisette anni prima dell’evento catastrofico.
Il lettore entra quindi in un mondo fatto di personaggi sia storici che fittizi uno dei quali è il protagonista. Lucio Avidio Corvo, discendente dei Marsi, è l’eroe dai capelli corvini, che conquista la nostra empatia, rappresenta il senso del dovere, il legame alla famiglia e la responsabilità del suo compito al servizio di Roma, un uomo fin quasi troppo perfetto. Il suo progetto di vita è restare dentro gli ambiti dell’onore e della rispettabilità, la sua vita va oltre il pettegolezzo e le accuse, da cui risulta vincitore.
“«Mi chiamo Lucio Avidio Corvo, mi hanno detto di cercare il tribuno Quinto Veranio Nepote.»
«Ti sta aspettando, Corvo» rispose il pretoriano. «Prosegui lungo il portico, poi a sinistra e lo troverai.» Lucio non se lo fece ripetere, e andò incontro al suo Fato.”

Lo sviluppo logico della trama è equilibrato e coerente anche nel coinvolgimento dei personaggi secondari che hanno una loro evoluzione, come la figura di Nerone che da ragazzo spavaldo diventa imperatore capriccioso.
“«Seneca sa troppe cose» sospirò Nerone incrociando le braccia sul petto. «E la questione che più mi infastidisce, è che vuole le impari anch’io.»”
Un’altra figura che resta sullo sfondo è Coralia, la donna amata dal protagonista e venditrice di gioielli, avvolta da uno spirito di modernità e indipendenza economica. Non mancano le figure di Seneca, Plinio il Vecchio, Agrippina, tutti con le caratteristiche che la storia ci ha tramandato, immersi in intrighi e passioni che animano la vita romana.
Qualche colpo di scena ravviva la narrazione: mentre i fatti vorrebbero condurre in una direzione, questa improvvisamente cambia, sorprendendo il lettore. L’ultima parte del romanzo risulta la più concitata e coinvolgente, trovando l’acme nel finale.
La scrittrice crea ambienti nei quali ci immergiamo: dal lago del Fucino alla Germania dove le legioni sono a contatto con i barbari, le battaglie, la vita sulla nave in cui ognuno ha il suo compito per mantenere la rotta lungo i vari bracci sull’estuario del Reno e dei suoi affluenti. Nella terza parte ci troviamo a Ercolano dove il protagonista incontra Coralia, infine a Capo Miseno dove Corvo diventa il sotto-prefetto della flotta.
“«Come ti chiami?» domandò lui con un tono autoritario che le fece temere il peggio.
«Coralia.» «Io sono Lucio» disse e, d’un tratto, sorrise. «Raccontami qualcos’altro sul corallo.» Il sorriso attenuava l’effetto di quello sguardo così sconcertante, così Coralia si fece coraggio.
«Protegge i bambini dai pericoli» disse. «Una collana di solo corallo ti fa smettere di sanguinare»”
Un romanzo con un’accurata ricostruzione storica, non solo della cittadina di Ercolano, anche di Roma, delle sue strade, dei suoi vicoli, dei suoi abitanti. Entriamo nei panni dei legionari, dei filosofi, degli ufficiali, sappiamo come venivano addestrati, i loro sacrifici, la fedeltà di cui erano pervasi, i valori in cui credevano e la lealtà all’imperatore e all’identità romana. La vita degli aristocratici con vizi, banchetti, e lusso; ma anche quella dei popolani.

L’originalità del romanzo sta nel fatto di descrivere il mondo che vive intorno a Ercolano nell’imminenza della tragedia. Gli uomini e le donne somigliano a quelli di oggi, vivono normalmente e non possono immaginare quello che potrà accadere. Un’invenzione narrativa efficace prende in esame i sentimenti del protagonista che vive le sue indecisioni e che, attraverso i dialoghi, ci fa conoscere il carattere degli altri personaggi intorno a lui.
Lo stile è fluido e scorrevole, talvolta divertente; sentiamo le voci che si infiammano o seguono il filo dei pensieri; anche gli dei e la loro influenza sul destino degli uomini sono molto presenti nella narrazione. Il racconto è in terza persona, un punto di vista onnisciente.
Il titolo ci prepara all’ultima notte di Ercolano, ma essa costituisce soltanto l’ultimo capitolo, pieno di concitati avvenimenti.
Un elenco dei personaggi principali messo all’inizio della lettura aiuta il lettore nella chiarezza. Ogni capitolo mostra l’anno in cui gli avvenimenti accadono, oltre al luogo.
Che cosa ci resta? L’analisi della vita di un soldato fedele e talvolta critico nei suoi pensieri nei confronti dei suoi comandanti, l’amore che lo lega a una donna, che rivela un carattere indipendente nella sua attività commerciale, pur restando un passo indietro rispetto al marito, come i tempi giustificavano. Ma anche la precarietà della vita umana in cui tutti viviamo. Ma anche l’esempio di una vita dove il coraggio e la fedeltà sono valori fondanti per l’uomo integro. E sopra tutti una natura matrigna, a dirla con Leopardi, che reca disgrazie e falcia la vita degli uomini.
Cristina Fantini, valletta del gioco a quiz televisivo “Tuttinfamiglia” tra il 1987 e il 1989, si dedica oggi alla ricerca storica e alla scrittura.
PRO
Far conoscere i dettagli della vita sociale prima dell’eruzione del Vesuvio, una normalità che potrebbe somigliare alla nostra, pur con i dovuti distinguo.
CONTRO
Qualche parte non del tutto coinvolgente, specie all’inizio. Talvolta la ricerca interiore resta superficiale.

L’ultima notte di Ercolano – Edizione e-book
Trama
52 d.C., lago del Fucino. Lucio Avidio Corvo, figlio di un pretore urbano di provincia, non esita un secondo a tuffarsi tra le acque di un canale esondato per salvare Lucio Domizio, il ragazzino dalla chioma ramata che ha conosciuto solo qualche ora prima al porto. Pochi attimi dopo, intento a rianimare il giovane nel fango, si trova al fianco di Plinio il Vecchio e della consorte dell’imperatore, Agrippina. Non sa di aver appena salvato il figlio adottivo del Divo Cesare Claudio, che sarà ricordato nei secoli con il nome di Nerone. La sua vita sta per cambiare, il Fato lo porterà a Roma, alla corte imperiale. Amico fraterno di Nerone, sceglie la via delle armi e diventa soldato in Germania, combattendo contro i popoli barbari al fianco del futuro imperatore Vespasiano e di suo figlio Tito. Tornerà poi in Italia, e sarà comandante in seconda di Plinio il Vecchio, ammiraglio della flotta di Capo Miseno. Così, inesorabilmente, si avvicina l’anno di una delle più grandi catastrofi del mondo antico: il 79 d.C. Cristina Fantini segue una traccia storica, il ritrovamento dei resti di un ufficiale romano e di altri trecento corpi, e utilizza gli strumenti del romanzo per conferirgli nuova vita. Nasce così l’appassionante avventura di Lucio Avidio, ragazzo di provincia dai capelli corvini che per un gioco del destino si troverà nella capitale del più grande impero che l’Occidente abbia mai visto, al fianco di figure leggendarie come Nerone, Agrippina e il filosofo e suo personale magister Lucio Anneo Seneca.