Narrativa recensioni

La sirena di Posillipo – Paolo Jorio

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

“Tutto era silenzioso, ma non come avrebbe dovuto. Cornelia, sebbene esausta dalla sveglia all’alba, dalle ore in carrozza, e ancor più, dalla sensazione che l’aveva spinta a rientrare, era lucida e attenta. Quelle mura erano abituate al gioioso cinguettio dei bambini, al costante affaccendarsi di messi, domestici, cavalli, cocchi, servitori alle prese con generi alimentari, bevande, biancheria. […] Era normale, quindi avvertire come una stranezza quegli ambienti dominati dalla quiete.”

A ogni sobbalzo della carrozza è una stilettata di dolore e di paura. Non è stata una buona idea mettersi in viaggio. La pancia tesa, è quasi tempo per partorire, la strada sconnessa le raffiche di vento rendono difficile il viaggio. Cornelia, ordina al cocchiere di ritornare indietro. Quando entra in casa, sente intensi sospiri provenienti dalla sua camera. Procede silenziosa fino a quando vede, non vista, quello che sta accadendo.

È un dato storico, nel ‘600 erano rari i matrimoni d’amore. Francesco Antonio Basile, agiato farmacista e Cornelia Daniele, nobile decaduta, dell’omonima famiglia Daniele, acconsentono di unire le loro vite per un calcolo comune, un’ambizione di nobiltà, che coinvolge le loro vite fra ricevimenti, salotti, complotti, giochi di seduzione, fra principi e viceré, nobili e arrampicatori sociali.

Il loro matrimonio nasconde infedeltà reciproche, ma comunque è una sicurezza di solidità per la loro famiglia, tutto sommato, serena. Tutto si muove al fine di acquisire un titolo nobiliare, anche con ricatti, soprattutto per i figli, tra i quali si distinguono Giambattista appassionato di lettere e Adriana (nata da una relazione extraconiugale) diventata una famosa cantante, richiestissima in molte corti fra tutte quella dei Gonzaga di Mantova. Paolo Jorio, mette a confronto, in contemporanea, il mondo dei ricchi e quello dei disperati di cui fanno parte due orfani, Angela e Cosimo, figli di scappatelle nobiliari e abbandonati alla vita di strada, alle figure complementari di Giambattista e Adriana. Tra Adriana e Angela, quest’ultima dotata anche lei di una gran bella voce, scoppierà una rivalità feroce.   

Con “La sirena di Posillipo”, pubblicato da Rizzoli, Paolo Jorio, ci introduce in una Napoli di qualche secolo fa: una città senza finzione, che si mette a nudo, mentre ci fa attraversare le sue corti, i vicoli secolari, la miseria, l’arte, l’eros, il talento, il potere: una città che lancia la sua sfida attraverso una scrittura ricca, fluida, dove non si leggono i luoghi comuni, che tanti attribuiscono a questa città.

Il fuoco passionale dei protagonisti fa irruzione nelle vicende di Adriana Basile e del fratello, il celebre Giambattista, autore de “Lo cunto de li cunti,”(Il racconto dei racconti), il quale è affascinato dall’arte, dalla musica e soprattutto amante delle lettere.

Giambattista Basile (1583-1632) il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare. Il suo capolavoro “Lo cunto de li cunti” noto anche come Pentamerone (cinque giornate), costituito da 50 fiabe. Considerato il primo prototipo del genere fiabesco, quando ancora il racconto per bambini non esisteva. Le fiabe raccontate da Basile hanno ispirato autori di tutta Europa tra i quali i Fratelli Grimm, Charles Perrault, Hans Christian Andersen etc.

Nella sua raffinata architettura letteraria amalgama libretti popolari, commedia dell’arte, teatro basso e classici, crea il racconto di fate come gioco. Vivono, nelle cinquanta favole, orchi orrendi, draghi, cavalli parlanti e tante altre figure incantate che si muovono tra i paesaggi e i tradizionali riti del Mediterraneo.

L’autore Jorio, offre uno spaccato della società e delle evoluzioni culturali dell’epoca. Tra gli eventi celebri napoletani c’è la festa di Piedigrotta e il miracolo di San Gennaro che aggiungono un alto spessore al romanzo. Tra fede, tradizione, scienza e superstizione, diventa un viaggio coinvolgente nella Napoli secentesca che celebra non soltanto la forza di una popolazione, ma offre anche uno sguardo intimo sulle dinamiche culturali e sociali di una città straordinaria.

Un affresco di una Italia tra il ‘500 e il ‘600, come un palcoscenico che fa da sfondo a personaggi di grande importanza, intrecciando la vita dei nobili a quella della plebe. Paolo Jorio, giornalista e saggista, riesce a dare vita ad una serie di vicende che ebbero per protagonisti uomini e donne originari delle più illustri dinastie italiane unendosi con matrimoni e convenzioni strategiche, dando vita a un periodo denominato “Manierismo,” quando dal vivace Rinascimento si passa all’età barocca. 

Tuttavia, è Adriana Basile il nucleo del racconto. Cantante e musicista, ha una tecnica perfetta, ma a renderla unica è il dono interpretativo, che incanta chi l’ascolta. Per questo viene soprannominata la sirena di Posillipo. 

Così il piacere della lettura scava e porta alla luce gioie e segreti amori, invidie, lutti e dolori: si scoprono quegli impeti improvvisi dell’animo che ognuno di noi può conoscere e riconoscere come propri.

Adriana Basile è un nome rinomato legato a un cognome molto popolare in Campania, tuttavia bisogna ricordare che in quel lontano XVII secolo non tutta l’arte è percettibile: nelle corti d’Europa oltre a un numero straordinario di letterati, pittori e architetti c’è anche una moltitudine di musicisti e cantanti.

Il fiabesco canto della Basile sarà destinato a dissolversi nel corso dei secoli, tuttavia, il ricordo della sua celestiale voce è stata raccontata e tramandata sino ai giorni nostri.

Vincenzo Gonzaga, grande amante dell’arte e della musica, non vuole rinunciare a colei che ormai è per tutti “La sirena di Posillipo.”

“Adriana si sentì offesa. Era vero, ed erano il suo tormento e la sua tentazione. Il duca notò il suo silenzio e riprese: «A proposito di segreti, dicevo…» Distolse lo sguardo dalla tela, sollevò il sedere dalla poltrona, la afferrò ai lati e si riaccomodò di fronte a lei, in modo da poterla guardare negli occhi.”

Inizia così un appassionato scambio epistolare tra il duca e la cantante: le cronache dell’epoca parlano di ben sette lettere scritte dal Gonzaga nello stesso giorno, per convincere la giovane  a partire per la corte di Mantova.

Finalmente convinta la cantante esordisce nella celebre sala degli specchi del palazzo ducale nel giugno del 1640 circa.

Sebbene le corti di Mantova e di Firenze dessero ad Adriana enormi soddisfazioni professionali e personali, lei non riesce a stare lontana dalla sua Napoli, per lei è un richiamo fortissimo e vi ritorna a fasi alterne dal 1612 e poi definitivamente nel 1640, senza cedere mai alle promesse di Ladislao principe di Polonia che la vorrebbe alla sua corte.

Nell’ascesa al successo è aiutata dalla madre Cornelia, che intesse relazioni, intreccia interessi con la parentela della sua casata decaduta, per riprendersi il titolo nobiliare e far entrare la figlia nelle corti europee.

Il libro è uno spaccato di vita su un mondo solo esteriormente differente da quello del tempo presente, così commovente, in estensione con quanto viviamo, perché annoda contatti, soprusi, privilegi e diversità, evocando e spronando quel senso di poesia che ogni giorno possiamo attingere dalla vita. C’è, in questo romanzo, la “napoletanità”, che è passione, umanità, ottimismo, mistero, coraggio.

“Adriana assorbiva, beveva, incarnava il suono, lo arricchiva di tutti gli altri sensi e lo donava con la generosità di un’interpretazione sublime, personalissima e sbalorditiva.”

Pro

Un’analisi reale del carattere di Napoli e dei napoletani: in ogni loro gesto c’è una sofferenza che ha origini lontane, un popolo che ha “intrappolato” innumerevoli culture, che sono rimaste imbrigliate dalle numerose invasioni, nel clima dolce, nella solarità del popolo campano, trasformandolo in uno stile di vita intriso di maestosa consapevolezza e coscienza della propria forza, ma anche sfrontatezza, ironia e strafottenza; tratti peculiari che richiamano alla memoria le maschere di Pulcinella, Scaramuccia e Tartaglia. 

Contro

Non trovo un contro in un romanzo, che fa rivivere una Neapolis profonda, artistica, colta, ironica, capricciosa, ma anche tragica.

La sirena di Posillipo – Edizione cartacea
La sirena di Posillipo – Edizione e-book

Trama

Dicembre 1586. Nella sublime cornice del golfo di Posillipo, dove il rosso della lava incontra il blu del mare, viene alla luce Adriana Basile. Il talento è una questione di sangue per i Basile: Adriana, infatti oltre a una bellezza fuori dal comune, rivela prestissimo una voce capace di ammaliare come il canto di una sirena, mentre il fratello maggiore, l’introverso Giambattista, passa le giornate a scrivere, la testa tra le nuvole. La Napoli secentesca, culla di nuove arti e metropoli labirintica, è il palcoscenico perfetto per entrambi: Giambo abita il mondo della letteratura e porta il peso di un segreto inconfessabile. Adriana, volitiva e determinata a raggiungere la gloria, cresce diventando la cantante più contesa dai potenti del tempo. Ma a turbare la partitura del suo destino arriva Angela, un’orfana affidata alle suore, che si guadagna da vivere cantando nelle taverne. Non potrebbero essere più diverse, lei e Adriana, sfacciata e carnale l’una, altera e indecifrabile l’altra, ma il comune talento per la musica sarà la scintilla di una rivalità violenta, che nulla potrà fermare. Tra un miracolo del sangue di San Gennaro e una gara di canto in occasione della festa di Piedigrotta, La sirena di Posillipo ci accompagna in un viaggio tra le corti dei Gonzaga e la Roma dei papi, nei postriboli più sordidi e sulle terrazze più stupende di Napoli, per raccontarci la storia du una passione furiosa come solo l’amore per l’arte sa generare. Il ritratto autentico e inedito di Adriana Basile, una donna fuori dagli schemi, capace di riscrivere la propria sorte e del mondo immaginifico che ha ispirato l’immortale Cunto de li cunti.

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