Trama: Barcellona 1939. La guerra civile è finita. Gli sconfitti sono in fuga verso la Francia. Tra loro Maria, una giovane donna che viene ospitata con altri compatrioti in una caserma tra i monti francesi. Qui conosce Paulette, un’anziana ebrea che vive con la figlia Corinne. Alla morte di Corinne le due donne trovano accoglienza a Parigi dove abita il fratello di Paulette. Siamo nel settembre del ’39, quando i nazisti entrano in città e Maria rimane vittima delle leggi razziali. Trascinata al Vel D’Hiv assieme a centinaia di ebrei, ammassati senza acqua e cibo, la protagonista si troverà presto catapultata nell’inferno dell’olocausto.
Recensione a cura di Sara Quiriconi.
Il libro è scritto in modo molto scorrevole e i vocaboli semplici rendono la lettura fluida. Viene narrata la storia di una donna spagnola, Maria, che dalla guerra civile del suo paese si trova immischiata nella tragedia dell’olocausto.
Nel 1936 i nazionalisti chiamati “nacionales” organizzarono un colpo di Stato ai danni della Seconda Repubblica Spagnola. I “republicanos” erano, invece, le truppe fedeli al governo guidate dal Fronte Popolare di ispirazione marxista.

Maria racconta in prima persona la sua storia che ha inizio negli ultimi momenti della guerra civile ormai persa dai “republicanos” nel 1939. Racconta il modo di vivere suo e dei suoi compaesani, i dubbi sulle azioni che il marito e gli altri uomini compiono per salvare il capo di Stato, in cui loro ripongono le speranze e le convinzioni. Racconta come poi è precipitata la sua vita, il rapporto incrinato col fratello e il viaggio che inizia per salvarsi la vita.
Ho trovato questo libro scritto molto bene, anche se con poche descrizioni suoi luoghi e sulle persone.

